ORIGINI E STORIA DELLA FESTA DEL BRUSCANDOLO

festa del bruscandolo

Festa del Bruscandolo

“I fatti raccontati in rima sono veritieri, sono stati composti subito dopo la sagra per non dimenticare le fasi organizzative, le gioie e le fatiche provate.
Questa storia è stata letta un’unica volta durante il pranzo offerto ai volontari della sagra, alternando le strofe con le voci di Franco e Mery, il passaggio tra una strofa e l’altra era sottolineato dalla piccola Anna che batteva i “querci” (coperchi) di due pentole per rendere più folcloristica la scena e ricordare l’origine gastronomica della nostra festa.”

Buona sera a tutti i presenti
qui riuniti felici e contenti,
al successo del bruscandolo brindare,
per stavolta sensa sfadigare!

Ma facciamo un po’ memoria
di come sia nata questa bella storia.
Era ottobre quando Ivan Francesca chiamò
e lei a sua volta Luciano interpellò:
da troppo tempo S. Marco il suo Patrono non festeggiava
e di dimenticare la tradizione si rischiava.

Luciano che di autoctono non ha proprio niente
di parlarne con Claudio trovò rassicurante,
in fondo anche lui è un importato
e già in passato avean collaborato.

Dopo qualche informale chiacchierata
la prima riunione fu convocata.
Si doveva, per prima cosa, i volontari contare,
per decidere tutti insieme cosa organizzare.

E così uno sparuto gruppetto di persone
del giovedì fece giorno di riunione.
Dopo qualche incontro, il tipo d’evento era delineato,
un solo dettaglio non era stato ben considerato:
di 200 persone c’era ancora bisogno,
se realizzare si voleva questo sogno.

Pian piano il gruppo si è ingrossato
e l’organigramma delineato:
un presidente che tutte le rogne destriga
e un segretario-consigliere-contabile ch’el resto desbriga.
Così al diplomatico e pacato Civiero, l’onore della prima carica è stata affibiata,
all’ermetico e laborioso Celeghin, la seconda mansione appioppata.

Ironia della sorte o disegno misterioso….
non c’è spazio per un pensiero ombroso,
che dire cari compaesani,
l’evidenza non lascia spazio a pensieri strani:
la festa de S. Marco la ga organizada do capeani!

Ritornando a noi, dopo questa digressione,
spieghiamo il proseguo dell’operazione.
I due tanti uffici han visitati,
per ottenere nulla osta e certificati,
tante persone hanno incontrato
e infinite scartoffie compilato.
Improvvise corse, chilometriche telefonate e notturne misurazioni,
per noi mogli erano quotidiane azioni.
All’inizio qualche perplessità avevamo,
poi come “stranezze” le giustificavamo
e alla fine della cosa un po’ stanche eravamo.
Ma i due la soluzione migliore han presto pensato,
così loro aiutanti ci hanno nominato,
perché vicine e tranquille era meglio vederci,
piuttosto che lontane e arrabbiate saperci.

E mentre la burocrazia andava avanti,
altre incombenze si paravano d’innanzi.
Prima di tutto i lavori pesanti si dovevano sbrigare,
ossia i capannoni montare.
Nessun problema, la squadra era bell’e formata,
fin dai primi di marzo s’era allenata.
Ma i conti non aveva fatti
con i ritardi da altri accumulati,
tanto che il sole di marzo non si è più presentato
e sotto l’acqua la loro opera han poi prestato.
Solo quello il problema fosse stato!
Purtroppo anche il suolo s’era rovinato.
Così piuttosto che sul terreno asciutto spediti lavorare
impantanati fino al polpaccio sono dovuti sprofondare.

Ma i nostri montatori dallo sconforto non si son fatti prendere
e a patti non han voluto scendere.
Così in due giorni la struttura era montata,
c’era solo da dividersi qualche fresca nottata.
Sì, perché di questi tempi dei guardiani bisogna anche prevedere,
se tutto l’occorrente a tempo debito si stima d’avere.

Anche ai vigilantes bisogna far omaggio
di riconoscer loro un ottimo lavoro, pazienza e coraggio,
perché vento, freddo e pioggia han sfidato con cipiglio,
senza batter alcun ciglio
e han preferito la causa servire,
piuttosto che con le proprie mogli dormire.

Per attirare la gente a festeggiare,
l’evento bisognava massicciamente pubblicizzare.
Ecco i nostri 3 uomini pronti,
armati di scotch e manifesti fino ai denti.

Chilometri di strade locali han macinato,
tappezzando bacheche, cartelli, pali e ogni angolo dimenticato.
Ma soprattutto i pubblici locali han preferito,
poiché ognuno una sosta ha loro consentito,
tanto che, alla fine, della casa era difficile trovare la via,
visto che impresa ardua era guidare tra ciglio e linea di mezzadria.

I nostri volontari han lavorato davvero alacremente
per organizzare una festa senza precedente,
purtroppo, lo dice anche il proverbio, che il tempo è capriccioso
e dopo un marzo caldo e suto aprile s’è presentato proprio rognoso!
Allora anche il prete abbiam interessato,
perché pregasse con maggior afflato,
riconosciamo che le sue suppliche han sortito l’effetto desiderato,
Grazie Don Ireneo per il sole che hai invocato.

Alle cucine un bel capitolo bisogna dedicare,
ma prima di tutto qualche cosuccia sottolineare:
ben 2 erano i settori dedicati,
dove i sessi rimanevano rigorosamente separati.

C’era il recinto dei maschi vigorosi,
dove la carne veniva grigliata con risultati prodigiosi.
Nel loro privé già dal primo pomeriggio si asserragliavano
e solo per bere, la zona rosa attraversavano.
Ma non tutti insieme, cosa credete!
solamente chi la combriccola riforniva de ombrete.

E il settore femminile: osate pensare che da men sia stato?
No signori miei, in cucina, da sempre loro territorio incontrastato,
a suon di ragù, gnocchi e pasticci,
le donne han combattuto la loro battaglia,
e aiutate da tanta ciaccola e pochi bisticci
han reso ai maschi una fiera pariglia.

A dire il vero qualche ardita
tra i settori ha tentato qualche approccio,
“poenta” urlava al recinto la Maria sperando d’essere sentita,
così Fiorino l’hanno accolto come figlioccio.
Anche Davide, innocente, poteva le frittatine fra le donne cucinare,
mentre Fabio solo con tanto fracasso riusciva a farsi notare.

Tra i due mondi solo uno passava incontrastato,
il Re dei cuochi da tutti incoronato.
Da una parte all’altra con disinvoltura si spostava
e a tutti le sue direttive dispensava.
Bravo e buono il nostro Bruno non ha perso mai la calma,
decretando che S. Marco del bruscandolo ha la palma.
Riconoscenti del suo contributo per il successo ottenuto
gli dedichiamo un evviva e un travolgente applauso non convenuto.

Un battaglione di ben 40 persone
era il reparto distribuzione,
e ora che tra i tavoli han finito di sgambettare,
qualche maratona posson bene disputare.
Tanti chilometri han macinati
sorprendendo tutti i clienti affamati,
che non appena seduti
si trovavan da 3 persone immediatamente serviti.

Agli amici di Castelminio un grande grazie esprimiamo
ed il loro indispensabile aiuto riconosciamo:
con grande spirito di condivisione
si son messi a disposizione.
Della loro esperienza ci hanno parlato
e ottimi consigli dispensato.
Chissà che S. Marco, il santo, non diventi
un ponte tra i due paesi contendenti
e la storica tensione causata da due preti e un capiteo,
non rimanga della storia che un aspetto – seppur molto beo.

Ma le bontà no jera ancora finie,
parché a fine spuntava sempre el caretto dele leccornie.
Passava attraverso i tavoli lentamente,
le regine dei dolci lo spingevano….assai sapientemente.
Delicate torte S. Marco dispensavano
e crostate al bruscandolo consigliavano.
I palati son stati ben solleticati,
con buona pace degli stomaci satolli e soddisfatti!

E che dire dei nostri giovani volontari apprendisti,
la novità gli fece nascere intenzioni di certo non tristi,
pure loro alla causa volevano rendersi utili
 ma l’opportunità legata all’età –
di tutti i lavori riservò loro quelli più umili.

Allora SBRATATOLE i xe stati nominai
e par no robarse el lavoro in tre diversi settori destinai.
Anca in coppie i gavemo inviai, de vassoi e strassete equipajai:
uno sbrata e chealtro lava, ogni sera go spiegà
e par qualche tempo a istrussion ga funsionà,
ma forse e corse, a stanchessa o dele salsicce el profumo…..
puntuale rivava a domanda al momento meno opportuno:
“Mery, posso sentarme a magnare?”
Fortuna che Marco e i beati Paoli jera sempre pronti qualche buso stropare.

Ma ricordate dove andava a finire tutta la roba avanzata dalla moltitudine?
I giovani bilici un’ unica direzione prendevano,
quella della depandance, dove uomini di rara calma e mansuetudine,
tutto, ma proprio tutto, con pazienza dividevano.
Sotto la fioca luce fredda di un paio di neon, lavoravano alacremente attorno ad un tavolo tondo,
al freddo e lontani dal brusio, chissà che argomenti mettevano al mondo!

Un altro reparto che faceva impressione
di certo era il bar all’inizio del tendone.
Decine di giovani aitanti e signorine prestanti
attiravano gli avventori con bibite mirabolanti.
Era un plotone a dividersi i turni massacranti,
assieme a morose, amici e simpatizzanti,
erano i primi ad arrivare e gli ultimi a lasciare,
ma del lavoro un divertimento han saputo fare
e tutti insieme l’obiettivo centrare.

E che dire delle casse e dei cassieri?
Lori lavorava sempre leggeri.
Pi che coi registratori de cassa sembrava i fasesse i conti con i pallottolieri!
Noaltri corevimo, sfadigavimo, suavimo e dala pressa me fasea mae ai xanoci,
invese lori, longhe file ghe piaseva aver davanti ai so oci;
ma lori, ciò, gestiva un settore delicato, porco el tron!
e no jera concesso dirghe: “movive sacranon!”

Per attirare la gente poi, della musica bisognava suonare,
allora un intero capannone abbiam dovuto montare
e con pista, palco e sedie equipaggiare.
Anche là un referente si doveva impiegare
e chi maggior esperienza di Olivo poteva vantare?

Accoglienza, presentazione e assistenza tecnica specializzata,
dopo un riposo forzato di 20 anni, finalmente una nuova festa si è organizzata.
Di tutto lui si è preoccupato,
soprattutto che non mancassero tavolo riservato, cena e bevande in grande assortimento,
della serata ne andava il risultato;
e pure del suo operato, ché del welfare dei cantanti lui rimane un portento.

Un paragrafo del tutto speciale
alla fiera bisogna dedicare.
E la premiata ditta Emilio & Claudio ringraziare.
Per mesi han visitato tutte le fiere immaginabili,
controllando espositori, stilando liste, facendo classifiche, instancabili.
Poi, una volta scelto i migliori,
le vie del centro han diviso a settori.
Fin dalle 5 del 25 il centro era paralizzato.
Mercanti, banchi e mercanzie ogni angolo han saturato,
così l’obiettivo è stato centrato,
il nostro piccolo S.Marco il centro del mondo è diventato.
Senza contare gruppi storici, folcloristici e figuranti,
che han fatto uscire proprio tutti quanti,
e chi non ha voluto vederci,
ha dovuto almeno sentirci,
parchè con dee canonae assordanti
i ghemo fatti tutti convinti!
Anche i più reticenti.

In questa bella festa nessuno è stato dimenticato,
anche i più piccoli han partecipato.
Una bella mattina pane e biscotti hanno impastato,
che poi a mezzogiorno i genitori han degustato.
Una delizia, una bontà,
che ha messo d’accordo mamme e papà.
E al pomeriggio cos’hanno combinato?
A laboratori, giochi e sfide han partecipato.
Per una volta, anche gli irriducibili sono capitolati,
e presto a letto sono andati.

Ai più temerari l’ultima domenica è stata dedicata
e una giornata di motori organizzata.
Mostre d’auto, corse e qualche brivido fuori programma
han sfidato le coronarie dell’organigramma.
Da una parte curve e adrenalina pura,
dall’altra una mostra cinofila di gran cultura.
Gli spunti più vari non sono mancati,
tanto da soddisfare tutte le età, le idee e i palati.
Continuiamo così, uniti e in allegria,
a progettare la prossima festa in compagnia.

Siam così giunti alla fine della nostra storia,
che, con una festa, del nostro patrono voleva far memoria.
E il successo è stato decretato inconfutabilmente
dai lusinghieri giudizi proferiti dalla gente.
Così a noi che ci abbiam creduto, e insieme sofferto e gioito,
dedichiamoci un brindisi veramente sentito.
Evviva S. Marco!
Evviva l’amicizia!
Evviva la nostra bella festa del bruscandolo!

Luglio 2012, Mery Simioni

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